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zemzem
 
 
26 settembre 2009
Papi



 




Regalano l'Italia a Papi

Stanno regalando l'Italia a Berlusconi. Chi? Il gruppo dirigente del Pd e i suoi giornali, gli uni e gli altri guidati da uno dei gruppi industriali più potenti del paese, quello dell'ingegner De Benedetti. Stanno dando l'anima per assicurarsi che il "berlusconiano" - con o senza il cavaliere - resti per decenni la bussola della civiltà italiana. Perché lo fanno?

Sono convinti che la politica sia questo: alternarsi alla guida del governo di gruppi padronali. Non alternarsi di politiche: alternarsi di potere. La vicenda di questi giorni è emblematica. In che consiste la battaglia politica? Nello stradominio del cavalier Berlusconi, in nulla contrastato né dall'opposizione, né dagli intellettuali, né dai grandi giornali; e nel chiacchiericcio stizzoso dei suoi avversari, i quali non si sognano neppure di criticarlo sui grandi temi politici e di governo, ma continuano ad occuparsi esclusivamente delle sue vicende sessuali. Chi è oggi il capo dell'opposizione? Nei fatti è Carlo de Benedetti, che ha piegato ai suoi ordini il gruppo dirigente del Pd (come non gli riuscì con De Mita, tanti anni fa, e neppure con Occhetto). Se però un analista politico straniero non conoscesse bene i fatti di casa nostra, potrebbe pensare che il capo dell'opposizione sia la signora D'Addario. E' di lei che si discute, è su la sua verità che si impegna l'intellettualità italiana. (L'intellettualità italiana è diventata una espressione che assomiglia sempre di più ad un ossimoro. Sapete che vuol dire ossimoro: un insieme di parole inconciliabili, opposte…… Vi ricordate quando c'erano Pasolini, Sciascia, Calvino, Fellini, Visconti, Bobbio, Luporini, Napoleoni, Rodano? Dio che nostalgia!).

Martedì sera ho partecipato alla trasmissione Tv di Bruno Vespa, Porta a Porta, e sono stato chiamato due volte a fare brevi domande al premier. Ho già spiegato due giorni fa perché ho partecipato alla trasmissione, anche se in polemica con la decisione della Rai di rinviare Ballarò, cioè la trasmissione televisiva concorrente a quella di Vespa (Vespa è filo-Berlusconi, Ballarò è filo-Pd).

Non tornerò su questo argomento. Torno invece sulle critiche che ho ricevuto per come mi sono comportato in trasmissione. Ne ho ricevute molte sul sito dell'Altro

e qualcuna anche a mezzo stampa. Per esempio da Curzio Maltese (Repubblica) il quale mi ha presentato più o meno come un giullare di Berlusconi rivolgendomi il rimprovero fondamentale (che riassumo): «Come può uno che si trova in Tv, davanti al premier, non rivolgergli la domanda delle domande: quella su Noemi e Daddario?». Diciamo che Maltese avrebbe voluto che io tornassi a chiedere al premier di rispondere in parlamento (non sulla crisi, non sulle aziende che chiudono, non sulle leggi assurde anti-immigrati criticate dall'Onu, non sulle ronde, non sui tagli alla scuola pubblica) ma su quella che già Beppe D'Avanzo ha definito «la disordinata vita sessuale del premier» (mi ricordo che quando andavo a scuola, al liceo, spesso l'insegnante di religione ci ammoniva a non condurre una disordinata vita sessuale).

Questa critica di Maltese mi angoscia. Perché so che esprime il sentimento di migliaia e migliaia di persone di sinistra. Le quali sono convinte davvero che è una genialata -magari solo una mossa tattica, ma geniale - quella di rinunciare a tutto il resto e di bombardare Berlusconi perché scopa troppo e male. E sono convinte che chiunque provi a dire che l'ostinazione "sessuale" antiberlusconiana è la peggiore delle idiozie, che oltre a non scalfire in niente la forza politica di Berlusconi , sgretola la presenza e l'identità politica dell'opposizione, chiunque provi a dire queste cose - non intelligentissime, ma proprio normali, di puro buonsenso - è un nemico e un traditore. Quando martedì mi sono trovato in Tv davanti a Berlusconi, avendo avuto la possibilità di fare due domande, gli ho chiesto conto dell'attacco alla libertà di stampa (gravissimamente attuato, ad esempio, con le querele a Repubblica e all' Unità , che violano palesemente il lodo Alfano e sono gesti gravi di intimidazione, così come lo è la querela di Fini, persona che per altri versi apprezzo molto, nei confronti di Feltri); e poi gli ho chiesto conto della politica «anti-umana» che il governo italiano conduce nei confronti degli esuli che vengono dall'Africa e che le nostre autorità riconsegnano in mano ai carnefici libici, mandandoli ad un destino di torture e per molti di morte. Voi credete che sia un atteggiamento molto filo-berlusconiano accusare il premier di essere un violatore della libertà di stampa e responsabile della messa a morte di esseri umani, e complice di un feroce dittatore come Gheddafi? Certo, mi rendo conto, sarebbe stato molto più forte dirgli: «ma lei con chi scopa, presidente?».

Se dovessi fare una critica a me stesso e buttare giù un elenco di domande che non ho fatto (e non le ho fatte perché purtroppo le trasmissioni televisive hanno le loro regole e non si possono fare tutte le domande che si vogliono: bisogna sceglierne una o due), elencherei la questione del lavoro, quella dei salari, il problema della mancata ricostruzione di un tessuto produttivo all'Aquila, la superficialità con la quale il governo affronta gli scenari nuovi aperti dalla crisi, il carattere reazionario delle misure anti-immigrati (reazionario e xenofobo), l'ipotesi di introdurre riduzioni negli stipendi dei meridionali (anche qui misura reazionaria e razzista), l'innalzamento del età pensionabile per le donne, i tagli alla scuola pubblica, e varie altre cosette di questo genere. Tutte cose che vengono considerate per ora secondarie dal gruppo dirigente del Pd e anche da gran parte dell'opinione pubblica di sinistra. Voi, per esempio, conoscete qual è l'idea del Pd, o quella dei principali giornali di sinistra, su come affrontare la crisi, su come misurarsi con i nodi strutturali che essa pone, su come riformare il rapporto tra Stato e mercato? Non lo sapete. C'è stato silenzio in questi mesi su questo che è chiaramente il problema dei problemi.

Voi forse avete firmato la petizione di Repubblica contro il premier perché non risponde mai alle domande di D'Avanzo. Benissimo.  Repubblica vi ha forse proposto una petizione per i diritti dei migranti assassinati in Mediterraneo, oppure per la difesa degli stipendi al Sud? Non ve l'ha proposta; nessuno ve l'ha proposta. Il Pd ha chiesto le dimissioni del premier per Noemi non per il 75 morti.

Come mai vengono considerate secondarie queste questioni? Perché - si dice - il problema, oggi, è abbattere Berlusconi. Come, con quali programmi alternativi, con quali alleati? Con chi ci sta. E se chi ci sta è una parte del gruppo dirigente del capitalismo italiano (leggi, per esempio, il gruppo De Benedetti) che su tutti i problemi che ho appena elencato è sempre stato in linea perfetta con Berlusconi? Chissenefrega. E' antiberlusconiano e va bene così. Anche se è anche lui un padrone, anche se anche lui è sulla linea di Berlusconi. Penso che sia un errore madornale questo atteggiamento. Che, appunto, porta a eternizzare il berlusconismo. E si fonda sull'idea che la politica, in fondo, sia un gioco di società, non una lotta di idee, di principi, di interessi.

Io sono convinto che oggi in Italia siano aperte due grandi questioni: quella sociale e quella delle libertà. Purtroppo a rendere sempre più drammatiche queste due questioni è stato il succedersi dei governi di centrodestra e di centrosinistra. I quali si sono alternati nelle responsabilità di esaltare il precariato (strumento di modernità e di progresso) di assegnare un ruolo esorbitante al mercato, di ridurre i diritti, i salari, le pensioni. E poi si sono alternati nelle responsabilità di restringere i diritti civili, di demonizzare i clandestini, di attaccare le libertà a partire dalle libertà sessuali.

Chi ha condotto queste campagne? Sulle pensioni e sul welfare, per esempio (penso al colpo di maglio del governo il 23 luglio del 2007)?, Ricordo i giornali di destra veleggiare abbracciati a Repubblica  e persino al suo padre nobile, a Eugenio Scalfari. Quanto alle leggi "razziali", nessuno ignora che la campagna fu lanciata proprio da Repubblica, nel 2007, e portò al primo decreto contro i rumeni e i rom, e nessuno ignora che quella campagna fu lanciata per destabilizzare Prodi, e che ebbe successo perché portò nel giro di qualche mese all'affossamento di Prodi e al lancio della carta vincente dei debenedettiani, e cioè alla candidatura di Veltroni che si era finalmente liberato della palla al piede della sinistra. E credo che molti di voi si ricorderanno anche che quella campagna xenofoba del centrosinistra fu preceduta dall'offensiva dei sindaci (Cofferati in testa) contro i clandestini, e contro ogni tipo di libertà nelle città, specialmente le libertà dei giovani. Non è così? Le odierne leggi razziali non sono figli di quella azione "apripista" del centrosinistra che destabilizzò e diede una scossone all'opinione pubblica, spostandola brutalmente a destra? Avete mai letto un ripensamento, un'autocritica - su questi temi - nei giornali della corazzata di De Benedetti? No. Avete invece sentito parole critiche da alcuni esponenti dell'allora governo. In parte dallo stesso D'Alema ma soprattutto da Prodi, al quale va dato atto della sua onestà intellettuale. Ce l'avessero altri la sua onestà intellettuale (anche tra i giornalisti)! E allora mi chiedo: ma se uno considera la questione sociale e quella delle libertà i due nodi sui quali si impegna in politica, perché mai dovrebbe accodarsi a uno dei gruppi di potere che è sempre in testa quando si tratta di menare le mani contro i diritti e contro le libertà? Qualcuno mi risponde: perché c'è la questione delle alleanze. E la borghesia che fa capo a De Benedetti è migliore di quella che fa capo a Berlusconi. Siccome è in corso uno scontro feroce tra queste due borghesie, è giusto schierarsi.

Eh, no. Mi avete fregato troppe volte con questo fatto che è giusto schierarsi e che la "patria" chiama eccetera eccetera. La verità è che la borghesia italiana è marcia (ha ragione Brunetta su questo: è marcia…l'ho detto, così si potrà dire più agevolmente che sono irrecuperabilmente passato a Berlusconi…). E la marcitudine della borghesia italiana è il problema più drammatico di questo paese. La borghesia è marcia fradicia e la classe operaia è stata pesantemente sconfitta. All'Italia non manca un ceto politico. Manca una classe dirigente. Vogliamo fare politica davvero e misurarci coi problemi a questa altezza, o vogliamo schierarci compatti dietro a D'Addario? Decidete voi.

Piero Sansonetti, l'Altro, 17 settembre 2009


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