.
Annunci online

zemzem
 
 
26 settembre 2009
Papi



 




Regalano l'Italia a Papi

Stanno regalando l'Italia a Berlusconi. Chi? Il gruppo dirigente del Pd e i suoi giornali, gli uni e gli altri guidati da uno dei gruppi industriali più potenti del paese, quello dell'ingegner De Benedetti. Stanno dando l'anima per assicurarsi che il "berlusconiano" - con o senza il cavaliere - resti per decenni la bussola della civiltà italiana. Perché lo fanno?

Sono convinti che la politica sia questo: alternarsi alla guida del governo di gruppi padronali. Non alternarsi di politiche: alternarsi di potere. La vicenda di questi giorni è emblematica. In che consiste la battaglia politica? Nello stradominio del cavalier Berlusconi, in nulla contrastato né dall'opposizione, né dagli intellettuali, né dai grandi giornali; e nel chiacchiericcio stizzoso dei suoi avversari, i quali non si sognano neppure di criticarlo sui grandi temi politici e di governo, ma continuano ad occuparsi esclusivamente delle sue vicende sessuali. Chi è oggi il capo dell'opposizione? Nei fatti è Carlo de Benedetti, che ha piegato ai suoi ordini il gruppo dirigente del Pd (come non gli riuscì con De Mita, tanti anni fa, e neppure con Occhetto). Se però un analista politico straniero non conoscesse bene i fatti di casa nostra, potrebbe pensare che il capo dell'opposizione sia la signora D'Addario. E' di lei che si discute, è su la sua verità che si impegna l'intellettualità italiana. (L'intellettualità italiana è diventata una espressione che assomiglia sempre di più ad un ossimoro. Sapete che vuol dire ossimoro: un insieme di parole inconciliabili, opposte…… Vi ricordate quando c'erano Pasolini, Sciascia, Calvino, Fellini, Visconti, Bobbio, Luporini, Napoleoni, Rodano? Dio che nostalgia!).

Martedì sera ho partecipato alla trasmissione Tv di Bruno Vespa, Porta a Porta, e sono stato chiamato due volte a fare brevi domande al premier. Ho già spiegato due giorni fa perché ho partecipato alla trasmissione, anche se in polemica con la decisione della Rai di rinviare Ballarò, cioè la trasmissione televisiva concorrente a quella di Vespa (Vespa è filo-Berlusconi, Ballarò è filo-Pd).

Non tornerò su questo argomento. Torno invece sulle critiche che ho ricevuto per come mi sono comportato in trasmissione. Ne ho ricevute molte sul sito dell'Altro

e qualcuna anche a mezzo stampa. Per esempio da Curzio Maltese (Repubblica) il quale mi ha presentato più o meno come un giullare di Berlusconi rivolgendomi il rimprovero fondamentale (che riassumo): «Come può uno che si trova in Tv, davanti al premier, non rivolgergli la domanda delle domande: quella su Noemi e Daddario?». Diciamo che Maltese avrebbe voluto che io tornassi a chiedere al premier di rispondere in parlamento (non sulla crisi, non sulle aziende che chiudono, non sulle leggi assurde anti-immigrati criticate dall'Onu, non sulle ronde, non sui tagli alla scuola pubblica) ma su quella che già Beppe D'Avanzo ha definito «la disordinata vita sessuale del premier» (mi ricordo che quando andavo a scuola, al liceo, spesso l'insegnante di religione ci ammoniva a non condurre una disordinata vita sessuale).

Questa critica di Maltese mi angoscia. Perché so che esprime il sentimento di migliaia e migliaia di persone di sinistra. Le quali sono convinte davvero che è una genialata -magari solo una mossa tattica, ma geniale - quella di rinunciare a tutto il resto e di bombardare Berlusconi perché scopa troppo e male. E sono convinte che chiunque provi a dire che l'ostinazione "sessuale" antiberlusconiana è la peggiore delle idiozie, che oltre a non scalfire in niente la forza politica di Berlusconi , sgretola la presenza e l'identità politica dell'opposizione, chiunque provi a dire queste cose - non intelligentissime, ma proprio normali, di puro buonsenso - è un nemico e un traditore. Quando martedì mi sono trovato in Tv davanti a Berlusconi, avendo avuto la possibilità di fare due domande, gli ho chiesto conto dell'attacco alla libertà di stampa (gravissimamente attuato, ad esempio, con le querele a Repubblica e all' Unità , che violano palesemente il lodo Alfano e sono gesti gravi di intimidazione, così come lo è la querela di Fini, persona che per altri versi apprezzo molto, nei confronti di Feltri); e poi gli ho chiesto conto della politica «anti-umana» che il governo italiano conduce nei confronti degli esuli che vengono dall'Africa e che le nostre autorità riconsegnano in mano ai carnefici libici, mandandoli ad un destino di torture e per molti di morte. Voi credete che sia un atteggiamento molto filo-berlusconiano accusare il premier di essere un violatore della libertà di stampa e responsabile della messa a morte di esseri umani, e complice di un feroce dittatore come Gheddafi? Certo, mi rendo conto, sarebbe stato molto più forte dirgli: «ma lei con chi scopa, presidente?».

Se dovessi fare una critica a me stesso e buttare giù un elenco di domande che non ho fatto (e non le ho fatte perché purtroppo le trasmissioni televisive hanno le loro regole e non si possono fare tutte le domande che si vogliono: bisogna sceglierne una o due), elencherei la questione del lavoro, quella dei salari, il problema della mancata ricostruzione di un tessuto produttivo all'Aquila, la superficialità con la quale il governo affronta gli scenari nuovi aperti dalla crisi, il carattere reazionario delle misure anti-immigrati (reazionario e xenofobo), l'ipotesi di introdurre riduzioni negli stipendi dei meridionali (anche qui misura reazionaria e razzista), l'innalzamento del età pensionabile per le donne, i tagli alla scuola pubblica, e varie altre cosette di questo genere. Tutte cose che vengono considerate per ora secondarie dal gruppo dirigente del Pd e anche da gran parte dell'opinione pubblica di sinistra. Voi, per esempio, conoscete qual è l'idea del Pd, o quella dei principali giornali di sinistra, su come affrontare la crisi, su come misurarsi con i nodi strutturali che essa pone, su come riformare il rapporto tra Stato e mercato? Non lo sapete. C'è stato silenzio in questi mesi su questo che è chiaramente il problema dei problemi.

Voi forse avete firmato la petizione di Repubblica contro il premier perché non risponde mai alle domande di D'Avanzo. Benissimo.  Repubblica vi ha forse proposto una petizione per i diritti dei migranti assassinati in Mediterraneo, oppure per la difesa degli stipendi al Sud? Non ve l'ha proposta; nessuno ve l'ha proposta. Il Pd ha chiesto le dimissioni del premier per Noemi non per il 75 morti.

Come mai vengono considerate secondarie queste questioni? Perché - si dice - il problema, oggi, è abbattere Berlusconi. Come, con quali programmi alternativi, con quali alleati? Con chi ci sta. E se chi ci sta è una parte del gruppo dirigente del capitalismo italiano (leggi, per esempio, il gruppo De Benedetti) che su tutti i problemi che ho appena elencato è sempre stato in linea perfetta con Berlusconi? Chissenefrega. E' antiberlusconiano e va bene così. Anche se è anche lui un padrone, anche se anche lui è sulla linea di Berlusconi. Penso che sia un errore madornale questo atteggiamento. Che, appunto, porta a eternizzare il berlusconismo. E si fonda sull'idea che la politica, in fondo, sia un gioco di società, non una lotta di idee, di principi, di interessi.

Io sono convinto che oggi in Italia siano aperte due grandi questioni: quella sociale e quella delle libertà. Purtroppo a rendere sempre più drammatiche queste due questioni è stato il succedersi dei governi di centrodestra e di centrosinistra. I quali si sono alternati nelle responsabilità di esaltare il precariato (strumento di modernità e di progresso) di assegnare un ruolo esorbitante al mercato, di ridurre i diritti, i salari, le pensioni. E poi si sono alternati nelle responsabilità di restringere i diritti civili, di demonizzare i clandestini, di attaccare le libertà a partire dalle libertà sessuali.

Chi ha condotto queste campagne? Sulle pensioni e sul welfare, per esempio (penso al colpo di maglio del governo il 23 luglio del 2007)?, Ricordo i giornali di destra veleggiare abbracciati a Repubblica  e persino al suo padre nobile, a Eugenio Scalfari. Quanto alle leggi "razziali", nessuno ignora che la campagna fu lanciata proprio da Repubblica, nel 2007, e portò al primo decreto contro i rumeni e i rom, e nessuno ignora che quella campagna fu lanciata per destabilizzare Prodi, e che ebbe successo perché portò nel giro di qualche mese all'affossamento di Prodi e al lancio della carta vincente dei debenedettiani, e cioè alla candidatura di Veltroni che si era finalmente liberato della palla al piede della sinistra. E credo che molti di voi si ricorderanno anche che quella campagna xenofoba del centrosinistra fu preceduta dall'offensiva dei sindaci (Cofferati in testa) contro i clandestini, e contro ogni tipo di libertà nelle città, specialmente le libertà dei giovani. Non è così? Le odierne leggi razziali non sono figli di quella azione "apripista" del centrosinistra che destabilizzò e diede una scossone all'opinione pubblica, spostandola brutalmente a destra? Avete mai letto un ripensamento, un'autocritica - su questi temi - nei giornali della corazzata di De Benedetti? No. Avete invece sentito parole critiche da alcuni esponenti dell'allora governo. In parte dallo stesso D'Alema ma soprattutto da Prodi, al quale va dato atto della sua onestà intellettuale. Ce l'avessero altri la sua onestà intellettuale (anche tra i giornalisti)! E allora mi chiedo: ma se uno considera la questione sociale e quella delle libertà i due nodi sui quali si impegna in politica, perché mai dovrebbe accodarsi a uno dei gruppi di potere che è sempre in testa quando si tratta di menare le mani contro i diritti e contro le libertà? Qualcuno mi risponde: perché c'è la questione delle alleanze. E la borghesia che fa capo a De Benedetti è migliore di quella che fa capo a Berlusconi. Siccome è in corso uno scontro feroce tra queste due borghesie, è giusto schierarsi.

Eh, no. Mi avete fregato troppe volte con questo fatto che è giusto schierarsi e che la "patria" chiama eccetera eccetera. La verità è che la borghesia italiana è marcia (ha ragione Brunetta su questo: è marcia…l'ho detto, così si potrà dire più agevolmente che sono irrecuperabilmente passato a Berlusconi…). E la marcitudine della borghesia italiana è il problema più drammatico di questo paese. La borghesia è marcia fradicia e la classe operaia è stata pesantemente sconfitta. All'Italia non manca un ceto politico. Manca una classe dirigente. Vogliamo fare politica davvero e misurarci coi problemi a questa altezza, o vogliamo schierarci compatti dietro a D'Addario? Decidete voi.

Piero Sansonetti, l'Altro, 17 settembre 2009


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. l'altro piero sansonetti 17 settembre 2009

permalink | inviato da zemzem il 26/9/2009 alle 15:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
26 settembre 2009
Mike Bongiorno
 



Silvio & Mike, così uguali E quell' ultimo minestrone

«Solo io ho fatto 36 riforme e governato 1.412 giorni di fila!». «Solo io ho vinto 16 Telegatti e presentato 11 Sanremo!». Erano nati per capirsi, Silvio & Mike. La stessa passione per i record, il calcio, la pubblicità, la chioma cotonata dai riflessi arancione. Un «matrimonio» durato 32 anni. Finito una sera di pochi mesi fa davanti a un minestrone con lui, Mike, che era andato ad Arcore per farsi consolare e finì quasi per consolare Silvio: «Eravamo noi due, soli, nella grande sala vuota. Era stanchissimo. Davanti a quel minestrone, cucchiaiata dopo cucchiaiata, diceva: "Sono teso, dormo pochissimo, quattro ore per notte. Mi attaccano da tutte le parti". E pensavo: "Ma guarda un po' , sono qui con l' uomo più potente d' Italia, il più acclamato, una cena che tutti m' invidieranno e mi viene una gran tristezza. Quest' uomo mi sembra così solo!"...». Si erano incontrati la prima volta nel 1977. Quando il presidente del Consiglio era Giulio Andreotti, quello del Milan Felice Colombo, quello della Rai Paolo Grassi: «Mi telefona a casa uno sconosciuto. Mi fa: "Lei ha lavorato in America, conosce la televisione commerciale, mi potrebbe aiutare a sviluppare un modello analogo in Italia". Gli dissi: "Incontriamoci, ne parliamo, ma sappia che io faccio 25 milioni di telespettatori col mio programma". "Chi è ' sto Berlusconi?", chiesi in giro. "Un palazzinaro che non capisce niente di televisione", mi risposero». Si diedero appuntamento il 9 ottobre, al Club 44, in via Cino del Duca a Milano. «Eravamo solo io e lui», avrebbe raccontato a Luca Telese, del «Giornale»: «Fu la prima volta in cui mi illustrò la sua proposta: "Lascia la Rai e vieni lavorare per me".» Anche se Mediaset non esisteva ancora? «Non esisteva nemmeno TeleMilano, se è per questo. Non esisteva nulla. Berlusconi all' epoca aveva un canale via cavo che si vedeva solo a Milano2». E che cosa rispose alla proposta di lavorare per una tv "condominiale"? «Dissi sì. Mi ritrovai di fronte una persona che parlava come me, pensava come me, aveva un senso tutto americano del fare impresa, che qui in Italia lo rendeva praticamente una mosca bianca». Certo, pesarono i danée: «Tra me e me pensavo: per correre un rischio così deve propormi una bella cifra. E mi ero anche fatto due conti: alla Rai, in un anno, mi davano più o meno 26 milioni di lire lorde. (...) Mi guarda e improvvisamente mi fa: "Io avrei pensato a 600". Chiedo io: "Seicento che?" E lui: "Milioni, ovviamente". Ero così incredulo che gli chiedo ancora: "Oddio, per quanti anni di contratto?". Mi fa: "Per un solo anno, ovvio. Ma poi potrai arrotondare con le televendite e con gli sponsor"». Leggenda vuole che per avere a tutti i costi l' uomo su cui aveva puntato, il Cavaliere non gli diede tregua: «Gli dissi che dovevo parlarne con mia moglie Daniela e che stavo partendo per il Messico. E lui fece trovare un mazzo di rose al giorno a Daniela in ogni albergo in cui scendevamo e chiamò me tutte le sere». Un assedio amoroso. Col fruscio di banconote in sottofondo: «Non amo quelli che fanno le anime belle. Accettai perché era un' offerta che solo un matto avrebbe potuto rifiutare. E poi perché lui aveva avuto l' intuizione geniale che avrebbe cambiato tutto. La pubblicità». Partirono in sordina: «Entravamo negli studi alle 10 del mattino, uscivamo alle 10 di sera. Berlusconi era sempre lì, guardava, giudicava, portava le pastarelle...». Gli inserzionisti cresciuti col «Carosello», avrebbe raccontato il presentatore, non capivano mica tanto, all' inizio, questa storia delle sponsorizzazioni: «Una mattina incontrammo il fior fiore dell' imprenditoria italiana, assieme ai dirigenti delle più importanti agenzie di pubblicità. Saranno state trecento persone. Io e Berlusconi parlammo in piedi su due cassette di acqua minerale». Come potevano non andare d' accordo? Certo, li divideva il tifo. Perché Mike, a differenza di quanti nei dintorni del Cavaliere si sono via via infiammati d' amore per il Milan, non tradì mai la Juve che lo aveva fatto palpitare («Caro Pietro, sei stato il primo mito della mia vita. Quando ero ragazzino ti aspettavo davanti ai cancelli dello stadio di Torino e ti accompagnavo fino al tram», scrisse nel necrologio per la morte del leggendario Pietro Rava) e tanto meno la sera del maggio 2003 a Manchester in cui i bianconeri persero la finale col Diavolo all' Old Trafford. Sul resto, però... Avevano lo stesso medico, Umberto Scapagnini, pronto a giurare ad Aldo Cazzullo che esiste «un metodo per calcolare la differenza tra l' età anagrafica e l' età biologica, tra i dati teorici e l' effettiva attività mentale, fisica, sessuale» e che Berlusconi aveva in effetti «12 anni di meno» anche se «il record appartiene a Mike Bongiorno: meno 17». Lo stesso spirito giovanilista che spinse Silvio a mettersi la bandana e spingeva Mike a fare un mucchio di sport a costo di spaccarsi un po' di ossa: «Ogni volta che prendo l' aereo il metal detector suona e mi bloccano. Io faccio notare che sono Mike e ho i chiodoni. Loro mi rispondono: "Sì Mike, allegria, cortesemente se li tolga e li metta sul nastro". Mi sa che mi prendono per un pirla». E poi lo stesso rapporto di amore con i figli, sui quali avevano pesato molto con le loro personalità traboccanti, anche se i rampolli dell' uno sono stati avviati in azienda e quelli dell' altro se ne sono guardati bene: «Non hanno voluto seguire le mie orme. Si vergognavano di me, in classe gli gridavano "Allergia! Allergia!"». La stessa facilità spensierata a scivolare sulle gaffes senza dare loro importanza, con Silvio a parlare di «Romolo e Remolo» e inventare l' «Estuania» e Mike a chiamare papa Sarto «Pio Ics» invece che Pio Decimo o a tuonare con una concorrente che aveva sbagliato una risposta di ornitologia: «Ahi, ahi signora Longari, lei mi è caduta sull' uccello!». Disse: «Le gaffes le faccio, ma poi, come i conduttori americani, le esaspero, affondo il coltello nella piaga. È autoironia. Io so che ce l' ho, anche se alle volte, onestamente, me lo fanno notare gli altri». Ma soprattutto, i due, avevano in comune la stessa «magia». La capacità di parlare al «proprio» pubblico. Una capacità che a Mike, dopo decenni di sberleffi sulla sua ignoranza («Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all' oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla. In compenso dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa», scrisse Umberto Eco) fu riconosciuta infine non solo dallo Iulm con una Laurea ad Honorem ma perfino dall' Accademia della Crusca: «Ha insegnato l' italiano agli italiani». Per questo, dopo tanti anni, non capì perché Mediaset gli avesse rifiutato il rinnovo del contratto facendoglielo comunicare da un funzionario ma soprattutto perché Silvio lo ignorasse: «L' ho chiamato a novembre: da allora sono passati più di cinque mesi e non mi ha ancora richiamato», raccontò a maggio, deluso, a Fabio Fazio. Peggio: «Lavori 30 anni con un gruppo e di colpo sei fuori. Quando a Natale ho cercato di fare gli auguri a Silvio la segretaria mi ha risposto: "C' è una lunga lista di attesa, la richiamiamo". A me? Cose da pazzi». Poi lanciò il suo appello: «Chiamami, chiamami, sono qua...». Lo chiamò, il Presidente. Lo invitò a cena la sera dopo. A mangiare il minestrone. Soli soli. Stanchi. «C' era come un senso di freddo e di buio attorno a noi».

Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 9 settembre 2009

12 luglio 2009
Le vignette della settimana enigmistica non sono più quelle di una volta

 480193????



Quando a vent’anni ero estremista credevo nella Rivoluzione in Italia. C’era però un elemento - minuscolo,
apparentemente insignificante - che disturbava senza volerlo il mio ottimismo palingenetico e che sembrava confutare, da solo, qualsiasi dialettica della storia: le vignette della Settimana enigmistica. In che senso? Provo a spiegarlo.

Anche quando la mia immaginazione utopica riusciva a concepire un mutamento istantaneo, quasi miracolistico, di ogni sfera dell’esistenza - politica, economia, eros, lavoro, famiglia (tale era la fede nella Rivoluzione) - a un certo punto incontrava una resistenza granitica, in quelle vignette. Le quali, atemporali e immutabili come idee platoniche, stavano lì a confermare la refrattarietà della natura umana (o se preferite della popolazione italiota) a ogni significativa trasformazione. Nel mondo accadeva di tutto: guerre e guerriglie di liberazione, uccisioni di presidenti, rivoluzioni culturali cruente, rivoluzioni sessuali incruenti, tentativi fricchettoni di comunità libere, gruppi velleitari nonché verbosissimi di autocoscienza, primavere di bellezza e di spinelli, ma poi in estate quando compravo la Settimana enigmistica, ecco che la realtà intorno a me tornava ad essere, fatalmente, quella di sempre, fatta di suocere invadenti e brontolone, di mogli ciccione e dispotiche (e super-avide), di segretarie avvenenti e timidissimi travet (umiliati da burberi capufficio), di mariti oziosi, cialtroni, e tendenzialmente fedifraghi… Dietro quei disegni trascorreva l’intero immaginario ossessivamente familista del nostro paese, sempre uguale a se stesso. Lì scoprivamo che da noi davvero il privato è politico e perciò la politica non riesce a far presa su nulla!

Digressione (o Elogio Pubblico del «settimanale che vanta innumerevoli tentativi di imitazione», dall’anno della sua nascita, il 1932). Sì, perché ogni estate, dall’età di undici anni, acquisto la Settimana enigmistica: evento lieto e puntuale rito stagionale. Certo sono un lettore atipico, balneare…, ma chi non lo è di questa rivista?

Nei suoi confronti mi dichiaro, tra l’altro, debitore di svariate cose. Di avermi intrattenuto durante le uggiose, interminabili mattinate in cui venivo deportato da mia madre in uno stabilimento di Ostia, giusto dopo la fine della scuola. Rispetto a Topolino e Tex Willer stimolava le funzioni intellettuali ed era un medium interattivo (specie nelle parole crociate a schema libero e negli incroci obbligati, che via via mi azzardavo a tentare). Poi mi ha aiutato a liberarmi della paura di volare. In un tragitto Roma-New York ero così assorbito nei suoi quiz e rompicapo logici (ricordo almeno la Susy e il Corvo Parlante) da trascurare ogni turbolenza. In età matura invece il settimanale è stato un canale di comunicazione tra me e mio figlio, un linguaggio condiviso, un oggetto comune di passione, anche se lui ha una vocazione, ereditata dalla madre, per i rebus.

A proposito: sapete dirmi quale tipo di “intelligenza” specifica è richiesta per risolvere un rebus, per comporre la frase formata da lettere e figure(sempre elegantissime, oniriche, surreali)? Abilità logico-percettiva? Gusto dell’osservazione? Attitudine al puzzle linguistico? Mera esperienza nel genere? Io non l’ho ancora capito e per ripicca tendo a minimizzarla… Si aggiunga che oltre alla ginnastica mentale, all’allenamento ai giochi verbali e alle sciarade, alla pratica costante di anagrammi, sinonimi, acrostici, etc. (la consiglio per chiunque si occuperà professionalmente di traduzione), la Settimana enigmistica non prevede spazi per la pubblicità. Non ne ha bisogno dato il numero di copie vendute (né gode di finanziamenti pubblici)! Non vi sembra una salutare boccata d’aria dopo aver sfogliato i corposi magazine dei quotidiani? Fine della digressione.

Quando però lo scorso sabato, sulla spiaggia di Alghero appena pulita e invasa dai moscerini, ho preso la prima Settimana enigmistica della stagione (il numero 480193!) ho avuto come un sussulto. Per la prima volta accanto al repertorio consueto, a questo punto quasi rassicurante, di corna e vessazioni, di interni famigliari molto convenzionali e improbabili psicanalisti, irrompevano in quello spazio inviolato e acronico temi legati alle nuove tecnologie, alla sensibilità attuale, ai new media, al riscaldamento globale e alle auto ibride. Per la prima volta, almeno a me è accaduto con questo numero, la Settimana enigmistica si accorge che il mondo sta cambiando, e dunque rinuncia al suo particolarissimo status metafisico, riconosce il divenire - così inviso a Parmenide e Emanuele Severino. Cosa è successo? Una intera generazione di disegnatori e sceneggiatori è stata messa in pensione? È scomparsa in un incidente sulla nave da crociera dove si festeggiava il settantesimo anniversario? Certo è che i temi della contemporaneità vi vengono rappresentati con umoristica sottigliezza di sguardo, quasi una variante visiva e pop della nobile “critica dell’ideologia”. Farò qualche esempio limitato alle due pagine raccolte sotto il titolo - immagino inalterato dal 1932 - “Per rinfrancar lo spirito…”.

Due coppie di amici si incontrano, presumibilmente in un dopo-cena, con i bicchieri di liquore in mano (uno dei due mariti ha un golf collo alto un tantino demodée). Il dialogo è il seguente: «- Vi va di vedere le foto delle nostre vacanze? - Ah sì, davvero belle… le abbiamo già viste sul vostro blog». Uno scambio degno di Woody Allen. In questo caso le chance offerte dalla tecnologia non incrementano la socialità ma la azzerano. A che pro rivederci per le foto quando già sono visibili in Rete sul blog? Un’altra vignetta costituisce un geniale riadattamento di clichè. Si intitola semplicemente “Il colmo della tecnologia”. La cornice è arcinota. I due naufraghi, su due minuscole isole contigue provviste delle palme solitarie d’ordinanza. Una volta però i due avrebbero comunicato tra loro, magari con veloci battute. Ora invece uno vede con estrema (disperata?) concentrazione l’altro su un monitor collegato attraverso un cavo che passa sotto l’acqua ad una telecamera messa sull’altro isolotto, la quale ritrae l’altro che appare un po’ più festoso (sa di essere ripreso, si piega comunque alla legge dello spettacolo…). Nella terza vignetta il solito bandito entra in banca incappucciato, spaventa a morte con una pistola i due cassieri, ma non dice frasi come «Questa è una rapina!» oppure «Datemi tutti il denaro», bensì: «Sono qui per estinguere il conto corrente di tutti!». Dove si incrociano una percezione del carattere immateriale della ricchezza (all’origine della crisi finanziaria) e la ricerca di un lessico vagamente ricercato o più “tecnico” da parte dello stesso gangster (alfabetizzato).

In un’altra ancora vediamo una coppia seduta su un divano davanti a uno sterminato televisore al plasma, che occupa l’intera parete della stanza. I due però lo disdegnano e sono chini sui loro cellulari, chiedendosi ansiosamente: «Che altro possiamo guardare sul lettore portatile?». Infine, lì dove campeggia la scritta “Agriturismo” il gestore, di fronte al cliente con valigia appena entrato, si rivolge a un gallo: «Il signore vuole essere svegliato alle sette e un quarto, capito?». Sì, lo so, è più scipita delle altre, ma vivaddio parla di agriturismi!
No, effettivamente la natura umana è relativamente modificabile e i problemi della vita quotidiana acquistano in ogni epoca storica una veste diversa. Nell’ultimo mezzo secolo una rivoluzione c’è stata, benché in direzione assai diversa da quella che alcuni di noi auspicavano. Ora che anche la Settimana enigmistica l’ha registrata - e la racconta con piglio critico-divertito - ne ho finalmente la certezza. Quando poi vediamo in una vignetta che il cameriere chiede al cliente di ripetere l’ordinazione perché lo chef ha accidentalmente schiacciato il tasto “cancella”, ci viene qualche apprensione. Come se quel tasto incombesse oggi su ogni nostra attività ed esperienza…
 
Filippo La Porta, Il Riformista, 8 giugno 2009


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. il riformista filippo la porta 8 giugno 2009

permalink | inviato da zemzem il 12/7/2009 alle 17:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 luglio 2009
Coscienza Solidale

 

Anche quest’anno la mia coscienza ha trovato molta soddisfazione nelle giornate dedicate: nella giornata dell’ambiente sono stato molto attento all’ambiente, nella giornata del fumo non ho fumato, in quella in cui non bisognava fare la spesa non ho fatto la spesa, e nell’altra in cui non bisognava accendere le luci la sera, non le ho accese. Ho comprato la domenica mattina mele, arance, uova di pasqua e quant’altro serviva per la ricerca su tutte le malattie. Ho fatto i conti: non è difficile. Con una decina - mettiamo anche quindici - giorni all’anno di qualche sacrificio (minuscolo) ho calcolato che riesco a essere solidale con tutte le questioni urgenti dell’umanità, e la mia coscienza è a posto per il resto dell’anno, senza alcun problema. In più, con una spesa minima, contribuisco attivamente al miglioramento della ricerca scientifica. Mi sento davvero a posto, mi sento bene, e oltretutto la maggior parte delle cose che compro per qualche motivo di solidarietà, poi posso anche mangiarle, e sono buone. In aggiunta, ci metto una decina di firme in manifesti collettivi contro qualche legge assurda, nella denuncia di qualche ingiustizia e per la liberazione di qualcuno. Ovviamente, per il resto dell’anno fumo, compro, sporco, e le mie firme in manifesti collettivi non servono a nulla. Ma mi sento profondamente in pace con me stesso, perché il mio dovere l’ho compiuto. Infatti fumo, compro e sporco con soddisfazione maggiore di chi non ha coscienza. E da moltissimi anni.

Francesco Piccolo, l'Unità, 22 giugno 2009


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. l'Unità Francesco Piccolo 22 giugno 2009

permalink | inviato da zemzem il 5/7/2009 alle 14:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
luglio       




        clic




     
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.



1 click